Il mio 9 dicembre, fra Stern, Paul e Roy

Giornata strana, quella di ieri. Cominciata con un bel pugno di insulti a Stern e a una Lega che perde sempre più credibilità. Una lega che giusto un anno e mezzo fa ratificava “The Decision” e che ieri stoppa una trattativa quasi equa dal punto di vista tecnico, anche se un pò squilibrata da quello economico. Gasol ai Rockets, Odom, Scola, Martin agli Hornets e Chris Paul ai Lakers. Lakers che avrebbero liberato spazio salariale, arrecando danni ai mercati minori, come dice Dan Gilbert, proprietario dei Cleveland Cavaliers, uno che vuole proprio dimostrare di non essere una cima. Da tifoso Lakers, sono quasi contento che questa trade non sia andata in porto…perdere il miglior 4 e il miglior sesto uomo della lega per il miglior play (sul quali vertono però alcuni dubbi di natura fisica) non mi andava molto a genio…pertanto sono contento che Gasol e Odom siano rimasti, anche se dovranno trovare motivazioni che (giustamente) potrebbero aver perso, sentendosi di troppo. E sono ancora più contento che le tre squadre coinvolte, abbiano ricominciato a parlare della stessa trade…chissà, magari Scola finirà ai Lakers, o Odom rimarrà, e in quel caso il monte salari della squadra di Los Angeles non scenderà più di tanto, ma avremo una squadra più forte. Con buona pace di Gilbert e Stern. Mi piace ricordare come Stern in passato abbia avvallato trade splendide, per favorire i mercati minori: Bosh (Toronto) e Lebron (Cleveland) a Miami in cambio di nulla; Allen (Seattle) e Garnett (Minnesota) a Boston in cambio di mia suocera; Pau Gasol ai Lakers per due pezzi di torrone, i diritti su un ciccione e un giovane play dal grilletto facile. A memoria mi sembrano le trade più scandalose della storia, ma li andava bene, perchè nessuna delle società coinvolte era di proprietà della NBA, e quindi il Gilbert di turno poteva stare zitto. E con lui anche Mark Cuban, schieratosi a difesa degli indefessi proprietari. Ridicolo, come ridicolo offrire un contratto di 20 milioni per un anno a Tyson Chandler. Ma questi sono altri discorsi.

Tornando alla mia giornata, 9 dicembre 2011. Passano le ore, l’incazzatura mattutina diventa solo un leggero prurito intercostale, fino alla notizia, postata dagli amici del BBB. Brandon Roy si ritira. Brandon, l’eroe dei 18 punti in un quarto contro Dallas. Roy, il giocatore monomarcia, sempre in controllo che vorresti avere sempre in squadra con te. Problemi cronici alle ginocchia, che vuol dire carriera finita a 27 anni. Vien da chiedersi se qualcuno ha fatto del voodoo ai Trailblazers, perchè da 4-5 anni a questa parte sono la squadra più martoriata della Lega. Oden a 23 anni ha giocato 82 partite in 3 stagioni, e questo quarto anno lo inizierà in ritardo. Roy si ritira a 27 anni, quando come talento sarebbe a giocarsela con i primi della classe. La squadra rimane sulle spalle di Aldridge. Uno che avrebbe dovuto fare il secondo violino di Brandon nostro e scudiero sotto le plance del buon Gregone. Oden Aldridge Batum Roy Miller. Un quintetto da paura, potenzialmente da titolo. Già, potenzialmente, perchè questi cinque non hanno mai potuto giocare insieme. Per colpa di un maledetto feticcio voodoo.

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  1. #1 by P3po87 on 10 dicembre 2011 - 14:34

    A quanto ho capito, in realtà non si tratta di sdegno per una trade fuffa (che poi tanto fuffa non è, visto che avremmo perso due lunghi sani, merce rara in NBA, per un play dalle indubbie capacità tecniche ma anche dalla dubbia tenuta fisica) ma di rifiuto ad avallare uno scambio che comporti un notevole impegno sotto il profilo economico a NOLA che non ha proprietaro ma è gestita dalla lega. NOLA ha detto no, come una qualsiasi squadra. Le trades menzionate prima invece, tra le quali rientra anche Gasol per l’aria fritta, non possono essere contestate perchè fatte da squadre con proprietari che hanno detto sì (e qui sta all’idiozia o alla bravura del proprietaro).
    Su LeBron e Bosh niente da dire: erano free agents e potevano fare quello che più desideravano, anche andare a Miami e prendere meno di quanto offrivano Cavs e Raptors.
    Poi, che la NBA stia scadendo nel ridicolo perché Stern, che ci mette la faccia, dice che il matrimonio Paul – Lakers non s’ha da fa “per ragioni di basket”, lì non c’è niente da eccepire.

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